{"id":44,"date":"2026-08-20T21:02:36","date_gmt":"2026-08-20T19:02:36","guid":{"rendered":"https:\/\/archiviomeridian.redviperpress.com\/?p=44"},"modified":"2026-08-20T21:24:40","modified_gmt":"2026-08-20T19:24:40","slug":"capitolo-zero-centodieci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archiviomeridian.redviperpress.com\/?p=44","title":{"rendered":"Capitolo zero \u2014 Centodieci"},"content":{"rendered":"\r\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Parma, marzo 2014.<\/h6>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">L&#8217;aula magna dell&#8217;universit\u00e0 aveva quell&#8217;odore specifico delle giornate calde di luglio: legno antico, polvere, il sudore trattenuto di una sala troppo piena per l&#8217;aria condizionata che faticava a tenere il passo. Laura Rossetti era seduta in seconda fila, la tesi rilegata stretta tra le mani con una forza che le stava lasciando i polpastrelli bianchi, e ascoltava la propria voce interiore ripetere lo stesso ordine da venti minuti: respira, hai fatto le prove abbastanza volte, sai cosa dire.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non aveva nessuno tra il pubblico.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Lo aveva notato entrando: gli altri laureandi con le proprie famiglie occupavano file intere, palloncini nascosti nelle borse, striscioni arrotolati pronti a essere srotolati al momento giusto. Laura aveva un posto vuoto accanto a s\u00e9 e un altro due file pi\u00f9 indietro, e aveva smesso, ormai da tempo, di lasciare che quel vuoto le facesse male in modo acuto. Era diventato pi\u00f9 simile a una nota a margine della propria vita: presente, riconosciuto, non pi\u00f9 urgente.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Sua madre sarebbe stata orgogliosa in un modo rumoroso e leggermente imbarazzante, pens\u00f2 Laura mentre aspettava il proprio turno, il tipo di orgoglio che si manifesta raccontando a chiunque, anche agli sconosciuti in fila al supermercato, che la figlia si stava per laureare in ingegneria informatica. Suo padre sarebbe stato pi\u00f9 silenzioso, ma avrebbe scattato troppe foto, tutte leggermente sfocate, e le avrebbe guardate per settimane senza mai ammettere quanto gli fosse mancata l&#8217;occasione di scattarne meglio.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;erano foto, quel giorno. C&#8217;era solo Laura, la sua tesi su un protocollo di crittografia che a nessuno, fuori da quell&#8217;aula, sarebbe mai importato di leggere, e una commissione di sette persone che la guardavano con la stanchezza educata di chi aveva ascoltato altre quindici discussioni quella mattina.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: center;\">* * *<\/p>\r\n<p>Discusse la tesi in dodici minuti, rispose a tre domande con una sicurezza che la sorprese persino mentre parlava , come se il corpo avesse deciso, indipendentemente dalla testa, che quel giorno non era il momento per tremare, e usc\u00ec dall&#8217;aula per l&#8217;attesa rituale nel corridoio, insieme agli altri candidati della sessione, mentre la commissione deliberava.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu l\u00ec, appoggiata al muro con le braccia incrociate, che una ragazza del suo stesso corso,\u00a0 Chiara, una conoscenza superficiale fatta di qualche progetto condiviso e poco altro,\u00a0 le si avvicin\u00f2.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abTua madre non \u00e8 venuta?\u00bb, chiese, con quella curiosit\u00e0 innocente di chi non sa.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abI miei genitori sono morti tre anni fa\u00bb, disse Laura, con la stessa piattezza con cui avrebbe risposto a una domanda sull&#8217;orario di un esame. Aveva imparato, col tempo, che la franchezza diretta funzionava meglio dell&#8217;imbarazzo reciproco che seguiva sempre i giri di parole.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiara arross\u00ec, si scus\u00f2, non seppe cosa aggiungere. Laura le disse che andava bene, che non c&#8217;era nulla da scusare, e torn\u00f2 a guardare la porta chiusa dell&#8217;aula con la stessa concentrazione di prima \u2014 non per evitare la conversazione, ma perch\u00e9 non sapeva pi\u00f9, da tempo, come gestire la piet\u00e0 altrui se non allontanandola con gentilezza.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: center;\">* * *<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiamarono dopo quaranta minuti.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Centodieci. Il presidente della commissione lo disse con un tono neutro, professionale, lo stesso con cui avrebbe annunciato qualsiasi altro voto,\u00a0 ma per Laura quella cifra arriv\u00f2 con un peso specifico, sproporzionato rispetto alla brevit\u00e0 con cui venne pronunciata. Non c&#8217;era nessuno a sentirla urlare di gioia, nessuno a corrergli incontro per un abbraccio. C&#8217;era solo lei, in piedi davanti a sette persone che gi\u00e0 stavano chiamando il candidato successivo, con una laurea in mano e la sensazione fisica, quasi dolorosa, di aver completato qualcosa di enorme senza che nessuno fosse l\u00ec a vederlo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align: justify;\">Usc\u00ec dall&#8217;universit\u00e0 da sola, nel pomeriggio parmigiano che sapeva di asfalto caldo e di portici ombrosi. Compr\u00f2 un gelato, pistacchio e nocciola, lo stesso gusto che prendeva sempre da bambina con suo padre, a Rimini, prima che tutto cambiasse e si sedette su una panchina del Parco Ducale a mangiarlo da sola, guardando la gente passare, i turisti che fotografavano la basilica, le coppie che si tenevano per mano.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non pianse. Non era il tipo di reazione che il suo corpo, ormai, sapeva ancora produrre per quel genere di cose.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pens\u00f2, invece, a quanto fosse strano festeggiare da sola il giorno pi\u00f9 importante della propria vita fino a quel momento e a quanto, in fondo, ci si potesse abituare a quasi tutto, se si aveva abbastanza tempo e abbastanza ragioni per farlo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sapeva ancora, quel pomeriggio, che la sua vita le avrebbe richiesto esattamente quella capacit\u00e0, abituarsi a quasi tutto \u2014 molto pi\u00f9 spesso di quanto avrebbe mai potuto immaginare.<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parma, marzo 2014. L&#8217;aula magna dell&#8217;universit\u00e0 aveva quell&#8217;odore specifico delle giornate calde di luglio: legno antico, polvere, il sudore trattenuto di una sala troppo piena per l&#8217;aria condizionata che faticava a tenere il passo. 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